Il tema del nono Festival della Dottrina sociale è Essere presenti: Polifonia Sociale.

Quando uno c’è si vede e la sua presenza porta sempre ricchezza di significati. Solo una persona che sa essere vera, ancorata ai valori, può entrare in una relazione autentica e feconda con gli altri e non limitarsi a vuote pretese, ad inutili egoismi.
Chi è presente invece di creare problemi li risolve, lascia cadere le chiacchiere e crea relazioni vere, ha sempre il senso della misura, trova lo spazio per il ragionamento e il confronto, rifiuta gli slogan e i proclami altisonanti, si impegna per il bene comune.

Tutti abbiamo esperimentato cosa vuol dire la presenza nei momenti difficili della nostra vita. Non sentirsi soli e percepire che qualcuno è con noi è il più grande dono che possiamo ricevere. Nei momenti più duri della vita tutto sembra perdere il suo significato e c’è bisogno di qualcosa di essenziale, di veramente importante; per questo si cerca un volto, una persona, una presenza. La stessa cosa vale per i momenti più belli e significativi dell’esistenza: la gioia e l’autenticità hanno bisogno di presenze per essere condivise.
Non si può gioire da soli e non si può soffrire da soli: inesorabilmente occorre qualcuno che ci tolga dalla solitudine. Ecco la grandezza incomparabile della presenza!

Questa vocazione interpersonale della presenza trova una sua naturale continuità anche nella dimensione sociale: costituisce la base su cui si sviluppa la vita sociale. La presenza è sempre estroversa: non conosce chiusura e indifferenza. La presenza si alimenta dell’impegno verso gli altri. La presenza nel lavoro, nella scuola, nella sanità, nei diversi ambiti della vita crea sempre la differenza.

Essere presenti supera di gran lunga le parole. La forza della presenza non è mai data dai riflettori, dai followers, dagli applausi, ma dalle conseguenze pratiche di una azione che si fa carico degli altri, si prende cura, lotta, si spende per generare quel bene sociale che tutti desideriamo. Le molte presenze significative e anonime operanti nella quotidianità creano respiro vitale per tutti.
La presenza esprime sempre intensità perché ha una forza propria, viene prima delle azioni anche se
non le esclude mai, è significativa per sé stessa. Vive non perché domina, ma perché è radicata in una comunità. Così diventa profetica e alternativa: non si identifica con una persona, con un leader solitario, ma genera una comunità dove la fraternità armonizza differenze e talenti.

La presenza è vita. Non si esaurisce in automatismi o organizzazioni perfette ed efficienti, ma anonime. È più facile creare un meccanismo che funziona che una comunità che vive.
La presenza non è rivendicazione di identità esclusive ed escludenti. La presenza è relazione. Alimenta e si alimenta di relazioni. La presenza è il modo migliore per esprimere partecipazione, condivisione, coinvolgimento.
Le vere presenze alimentano il pur necessario pluralismo sociale e culturale, e allo stesso tempo ci proteggono dallo sterile antagonismo e dalla subdola omologazione.

Ecco perché il tema del festival DSC di quest’anno sottolinea la polifonia sociale. Più voci armoniche sono preferibili agli acuti di bravi solisti. E così cambia tutto: il riferimento non è più un singolo individuo, ma una comunità. La sfida che desideriamo affrontare con il Festival DSC 2019 è mettere insieme presenze diverse per costruire il passaggio dalla significatività individuale alla polifonia sociale. Così possiamo costruire un nuovo tessuto sociale. Ognuno di noi è un filo prezioso e indispensabile: bisogna però intrecciarsi e legarsi con fili di altri colori per costruire nuovo habitat per una comunità.

don Adriano

ULTIME NOTIZIE ED EVENTI DSC

Dottrina Sociale della Chiesa

Fondazione Segni Nuovi
Piazzetta Pescheria, 7 - 37121 Verona
P.IVA 01417450226
Developed by AtelierOrlandi.com