Papa Francesco Lievito

Verona: scenari di nuove centralità

08 Ottobre 2020

Martedì 13 ottobre 2020 alle ore 17 nei locali dell’Ambasciata italiana presso la Santa Sede è stato presentato il libro “Essere Lievito”. Il volume raccoglie i testi dei videomessaggi ai Festival della Dottrina Sociale della Chiesa pronunciati da Papa Francesco dal 2013 al 2019.

La prefazione è a firma del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.
«I testi del Santo Padre, qui raccolti, - scrive Sua Eminenza - non solo attestano la Sua sollecitudine e la Sua particolare attenzione per un incontro finalizzato a perseguire il vero scopo della Dottrina Sociale della Chiesa,  ma ribadiscono allo stesso tempo la vocazione dell’uomo a essere soggetto di relazioni difendendone le esigenze di giustizia, pace, dignità».

L’evento è stato trasmesso in diretta streaming sul sito dottrinasociale.it ed ora è disponibile sul canale youtube ufficiale.


 Di seguito l'articolo di Rocco Pezzimenti sull'Osservatore Romano - 15/10/2020 (p.8)

Un volume sui messaggi papali al Festival della dottrina sociale della Chiesa
Dalla sfera al poliedro

Sono state raccolte le sollecitazioni che ogni anno l’attuale Pontefice ha rivolto ai partecipanti al Festival di Verona.
Il libro (Papa Francesco, Essere lievito nella società. Videomessaggi al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano, 2020, pagine 71, euro 8) tratta temi cruciali e cari da sempre al Papa.

Come si ricorda nella prefazione del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, il Festival è andato ben oltre i seminari, i convegni, le tavole rotonde, ma si è arricchito dei tanti incontri informali nei quali si scambiavano esperienze, si facevano amicizie e si intessevano rapporti. Inoltre, «accanto ai banchi delle cooperative sociali che esponevano i frutti del loro lavoro o i propri servizi», si notavano «persone svantaggiate: disoccupati, disabili, persone con disparate difficoltà» che si riappropriavano di un ruolo che ridava loro dignità.

Tutto ciò, nell’intento di don Adriano Vincenzi, vero ideatore e animatore, invitava ciascuno alla riflessione e al cambiamento. Il Papa commentava e approfondiva il tema di ogni anno. Quello del primo, Meno disuguaglianze, più differenze , sorprese non poco i presenti. Se libertà ed eguaglianza sono stati i grandi temi di dibattito del mondo contemporaneo, che è riuscito a farle convivere in mezzo a non poche difficoltà e contraddizioni, è perché si è sbagliata la premessa che tendeva a mortificare le diversità invece che ad arricchirle. Omologare più che valorizzare le differenze è quanto si è fatto finora. Le pluralità dell’unica famiglia umana hanno bisogno di una diversa globalizzazione che ne valorizzi le differenti culture e sfaccettature. L’attuale globalizzazione assomiglia a una sfera dalla superficie tutta liscia che deprime e impoverisce le differenze. Noi dobbiamo guardare invece al poliedro che «ha una forma simile alla sfera, ma è composto da molte facce».
Tutto ciò facilita la valorizzazione di ognuno e ci obbliga a memorizzare tutte le ricchezze del pianeta. Con uno sguardo profetico, Papa Francesco anticipava il tema del successivo Festival dicendo che bisogna «tenere viva la memoria, con lo sguardo rivolto al futuro». Questo significa realizzare «una eguaglianza nelle differenze» .

Nei suoi messaggi il Pontefice non risparmia critiche a un’economia disumana che guarda unicamente al profitto, anche quando questo va contro i più elementari principi morali. Ciò non significa rincorrere utopie che hanno mostrato ampiamente di aver fallito: «Prendere l’iniziativa significa superare l’assistenzialismo» che, di solito, mortifica l’individuo fino a renderlo apatico. Occorre invece un richiamo al sano realismo: «Oggi si dice che tante cose non si possono fare perché manca il danaro. Eppure il denaro c’è sempre per fare alcune cose e manca per farne altre.
Ad esempio per acquistare armi si trova (...). Il vero problema non sono i soldi, ma le persone». Queste per cambiare devono convertirsi, recuperare il senso della vita nella «condivisione di un fine: la storia è un percorso verso il compimento». Spesso il Papa ci richiama a questa riscoperta, ma i mezzi di comunicazione sembrano assai distratti e non la riferiscono quasi mai.

Il libro si chiude con un estratto da un intervento di don Vincenzi al Festival del 2014. Giova ricordarlo, non solo per onorare un uomo che ha fatto della sua vita veramente una missione, ma perché ci invita a una meditazione dalla quale non possiamo esimerci. Per essere presenti l’immagine giusta è quella del lievito, ma quali sono le sue caratteristiche? «Il lievito non chiede chi ha deciso di fare la torta. Non chiede chi la mangia e non va a sindacare sugli ingredienti. Semplicemente fa crescere». Comportarsi come il lievito è difficile perché significa essere dimenticati: «nessuno farà i complimenti al lievito. Ma apprezzerà la torta». Essere lievito significa che, per fare il bene, «non c’è da chiedere il permesso a nessuno (...). Il cristiano è qualcuno che risponde a qualcosa di grande, è uno che non si ferma di fronte alle difficoltà», ma è soprattutto uno che ha capito che «senza Dio non costruiamo né noi stessi né la società».


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