Mons. Perego: «La cultura dell’incontro con gli stranieri non è buonismo, ma intelligenza

  27 NOVEMBRE 2016
Mons. Giancarlo Perego, fondazione Migrantes, ha commentato i dati Istat sull’immigrazione secondo cui oggi in Italia ci sono 5 milioni di immigrati di 196 nazionalità, chiamati dalle nostre imprese che negli anni scorsi chiedevano fino a 400mila quote. Nelle università 65mila studenti.

Nelle parrocchie 1 milione di cattolici, 1 milione e mezzo di islamici, 400mila induisti, mezzo milione che non avevano un’esperienza religiosa: «Non abbiamo aiutato queste persone favorendo il ricongiungimento familiare, che la sociologia e la dottrina sociale dicono essere fattore di regolarità sociale, oltre che diritto umano. Solo in Grecia ci vuole più tempo che in Italia per il ricongiungimento. Le persone con famiglia hanno un tasso di criminalità inferiore agli italiani. Delle 196 nazionalità, 130 non hanno neanche un membro in carcere».

La didattica, ha aggiunto, «è andata avanti come se le persone che arrivavano dagli altri Paesi non erano importanti, ci sono vecchie direttive mai sostenute da risorse se non quelle appassionate di insegnanti e volontari, col doposcuola nelle parrocchie».

Sul tema dell’accoglienza, mons. Perego ha aggiunto: «Nel 2014 e 2015 sono sbarcate in Italia 320 mila persone, ma ne accogliamo negli Spra 120mila. Gli altri sono andati avanti e dal Belgio, dalla Germania, ci chiamano per ringraziarci». Raccontando la realtà dei 2 su 3 che sbarcano in Italia e poi proseguono il viaggio verso altri paesi europei afferma: «Centomila migranti può essere considerata un’invasione in un Paese di 60 milioni di abitanti? Può essere considerata un’emergenza? Bussano alla porta fuggendo da Paesi come Nigeria, Mali… La migrazione forzata è una grossa provocazione alla nostra democrazia, cioè ripensare la città alla luce di queste persone, facendo in modo che l’accoglienza sia razionale, perché la realtà va affrontata con razionalità. Uno su quattro di questi è ospitato in strutture ecclesiali. In triveneto 3mila su 12mila. Come renderli presenze importanti nelle nostre comunità? La sfida della realtà ci dice che se l’incontro con una persona è incontro con un fratello, è punto di partenza che non impoverisce ma arricchisce. La cultura dell’incontro, come la chiama il Papa, non è buonismo, ma intelligenza nel leggere la realtà».


 

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