Il contributo dei commercialisti al Festival DSC: “Abbiamo il compito di dare speranza

  27 NOVEMBRE 2016
“Il ruolo delle istituzioni e delle associazioni rispetto al sovraindebitamento del consumatore e del piccolo imprenditore“.

Questo il titolo di uno degli incontri che hanno animato le giornate del VI Festival della dottrina sociale della Chiesa svoltosi a Verona. L’evento, promosso  dall’Ordine dei Dottori Commercialisti di Verona,  ha visto la partecipazione di numerosi addetti del settore, che hanno avuto l’occasione di confrontarsi su un tema importante e molto sentito.

I relatori hanno approfondito in maniera accurata e precisa quelle che sono le principali funzioni dei commercialisti all’interno dei processi di accompagnamento dei consumatori o degli imprenditori afflitti da sovraindebitamento. In particolare le norme che regolano chi può o chi non può accedere a determinati servizi, quali sono le procedure da seguire e i controlli da fare prima di intraprendere una pratica lavorativa. Un incontro quindi estremamente tecnico, mirato a fare luce su alcuni dubbi che ancora  non sono stati chiariti dalla normativa vigente.

«È bene ricordare che non sempre noi possiamo avere la soluzione di tutti i problemi, abbiamo però il compito importante di dare speranza in conformità della legge, impedendo che i debitori si rivolgano a sistemi di credito di natura illegale e usuraia». Così si è espressa la dott.ssa Michela Bonini, della Giunta Nazionale UNGDCEC (Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili), sottolineando come sia importante per il commercialista accompagnare le persone seguite, anche da un punto di vista psicologico, poiché, ha aggiunto,  «molte volte la crisi economica mina gli equilibri, familiare, affettivo e personale. E quando ti tolgono la prima casa, cosa dici ai tuoi figli?»

Sulla stessa linea, la dott.ssa Marina Cesari, ODCEC-VERONA, che ha evidenziato come a Verona (e in seguito in altre città) siano stati aperti i primi sportelli che permettono agli imprenditori di interfacciarsi con i commercialisti e chiedere qualsiasi tipo di consulenza. Secondo Cesari «è importante che consumatori e imprenditori abbiano un riferimento sul territorio, altrimenti c’è solo lo smarrimento, e lo smarrimento unito ad una normale inconsapevolezza porta a fare scelte sbagliate».

Alberto Mion, dell’Ordine Commercialisti di Verona, ha parlato invece di numeri, fornendo cifre sulla realtà italiana: «In Italia al momento ci sono 41 milioni di pratiche di recupero crediti, per un totale di 56 miliardi di euro,  7,6 in piu rispetto al 2015. Per le spese di prima necessità come acqua luce e gas, si stimano 12,8 mld di euro di recupero crediti. Il nostro obiettivo deve essere quello di aiutare le persone a risolvere questi problemi economici, che non riguardano solo il portafoglio ma hanno implicazioni a 360 gradi sulla loro vita».

Il dottor Francesco Abate, ODCEC-VERONA, ha invece basato il proprio intervento su un’analisi delle normative vigenti in materia di accesso delle imprese alle cure per sovradebitamento e ha sottolineato l’importanza di dare tutele e garanzie al maggior numero di persone, sostenendo che «è necessario garantire un regime di sdebitamento  che permetta alle persone di avere una seconda possibilità».

Ha chiuso l’incontro la testimonianza appassionata di Roberto Negro, artigiano, titolare di un’azienda familiare sul mercato dal 1970, ma che la crisi del 2008 aveva portato sull’orlo del baratro. Negro ha ringraziato, non senza emozione, il mondo dei commercialisti: «Le spese per migliorare l’azienda dal punto di vista tecnico e della competitività sono state molte; la crisi del 2008 ci aveva  quasi tagliato le gambe, ma se sono ancora qui lo devo alle persone, a voi commercialisti, che mi avete ben consigliato e avete permesso che l’impresa della mia famiglia non andasse in frantumi». Un accenno poi al mercato italiano, che «è ancora in fase stagnante, per questo consiglio agli imprenditori di fare rete tramite le piattaforme gratuite italiane ma soprattutto europee. Ad oggi, parte del nostro futuro come aziende è fuori dall’Italia».

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