L'intervento del Cardinal Tangle al Festival DSC 2017

21 DICEMBRE 2017
È un privilegio e una gioia per me essere presente all’apertura del Festival della Dottrina Sociale qui a Verona. Un grazie particolare a Monsignor Adriano Vincenzi, coordinatore del Festival e al suo team. Il Festival ha scelto un tema opportuno- “Fedeltà è cambiamento!”.

Questa tematica ha bisogno di un approfondimento serio, di preghiera e dialogo con la partecipazione del maggior numero di persone possibile. Dal momento che il Festival riguarda la Dottrina della Chiesa, credo che esista la preoccupazione di come la Chiesa possa rimanere fedele alla fede cristiana mentre questa cambia nella società e nella Chiesa. L’argomento che mi è stato affidato è questo: Di fronte al cambiamento: una prospettiva dall’Asia. Questa mia conferenza di apertura non potrà coprire tutte le complessità dell’argomento. Ma altre conferenze e attività apporteranno i contributi che mancano in questa mia presentazione.

Cambiamento
Il cambiamento è uno degli aspetti più ordinari o normali della vita umana. Dalla mattina alla sera noi iniziamo un cambiamento o reagiamo al cambiamento. Le famiglie, le società e le nazioni sono in un continuo moto di cambiamento. Possiamo dire la stessa cosa della comunità internazionale e anche delle forze della natura. Ma anche se il cambiamento è costantemente presente nelle nostre vite, in realtà noi non vi siamo molto abituati. Alcuni di questi cambiamenti ci causano insicurezza e un certo senso di malessere. Vorremmo che alcuni cambiamenti non avvenissero. Vi sono invece cambiamenti che noi consideriamo benedizioni.

Il cambiamento è un’esperienza di transizione da una condizione o una situazione di vita ad un’altra. Ogni transizione presenta rischi così come opportunità di crescita. La nascita, il primo giorno di scuola, il diventare adolescenti, andare all’università, cercare un lavoro, sposarsi, diventare prete, andare in pensione, diventare vecchi o ammalarsi. Queste sono esperienze di cambiamento. Esse sono ciò che definiscono la vita umana.

Vi sono diversi tipi di cambiamenti così come vi sono diverse cause o contesti di cambiamento. Alcuni cambi sono inaspettati come la morte di una persona cara o la perdita di un lavoro o la venuta di un ladro nella notte oppure un terremoto che causa distruzione. Alcuni cambiamenti vengono scelti e deliberatamente pianificati. Alcuni cambiamenti sono conseguenze di decisioni e di azioni, sia nostre che di altre persone. Ma al di là del tipo di cambiamento che si trova davanti a noi, il cambiamento richiede una risposta. Permettetemi di rivolgervi alcune domande che possono servire come guida per un esame di coscienza. Quale cambiamento nella tua persona o nella tua vita personale desideri? Perché? Quali cambiamenti vorresti che avvenissero nella tua famiglia, nella società e nella Chiesa? Perché? Quali benefici ti causeranno questi cambi? Chi beneficerà di questi cambiamenti? Quali cambi ti creano fastidio, nella tua persona e nella tua vita personale? Perché? Quali cambiamenti non ti piacciono nel mondo della gioventù? Quali cambiamenti nella società e nella Chiesa disturbano la tua tranquillità di pensiero? Perché? A quali cambiamenti opponi resistenza? Perché? Sono sicuro che le vostre risposte saranno diverse. Se vi sarà un tempo durante il Festival per condividere queste risposte in piccoli gruppi di discussione, penso che sarà un’occasione favorevole di confronto. Non si tratta di un mero esercizio ma di una parte reale del mio intervento: essere di fronte al cambiamento. Dobbiamo capire come facciamo fronte al cambiamento.

Il cambiamento nel mondo contemporaneo
Il mondo è diventato un piccolo villaggio globale. A causa delle comunicazioni sociali, delle reti economiche e dell’accesso al viaggiare, i popoli e le nazioni si contaminano l’un l’altro in una maniera profonda e rapida così come mai è avvenuto prima nella storia umana. Il cambiamento a tutti i livelli della vita umana arriva in una modalità così veloce che noi siamo incapaci di rispondervi sia come individui che come comunità. Papa Francesco ha sottolineato alcuni di questi cambiamenti posti da questo “momento di svolta” nella storia, definendola “un’era della conoscenza e dell’informazione, fonte di nuove forme di un potere molto spesso anonimo” (Evangelii gaudium 52). La maggior parte dei cambiamenti sono ambivalenti dal momento che possono avere elementi sia positivi che negativi: la creazione di benessere e di produttività ma anche la crescente ineguaglianza, così come l’esclusione e la corruzione; un costante richiamo al lavoro per il bene comune ma anche il rifiuto dell’etica; l’invito ad una sicurezza globale ma pure una crescente aggressione e violenza. Noi assistiamo anche a cambiamenti di carattere culturale, sociale, politico e religioso che si configurano come attacchi alla libertà religiosa, il fondamentalismo, l’individualismo, il secolarismo, l’indifferenza, il relativismo, la disillusione, il ritorno del totalitarismo, l’imperialismo culturale. Non è un fatto sorprendente se noi ci sentiamo sopraffatti da tutto questo. Non sono qualcosa uscito da noi, ciononostante noi ne veniamo colpiti e ne siamo anche parte. Dobbiamo evitare l’indifferenza e il pessimismo. Molte delle sfide che abbiamo di fronte sono il risultato di nostre decisioni personali e azioni. Per questo, come esseri umani, siamo chiamati a rispondervi.

Lasciate che condivida con voi un esempio di un ampio cambiamento che è iniziato e che continuerà a crescere nella nostra epoca. Il fondatore del World Economic Forum, Klaus Schwab, la chiama la quarta rivoluzione industriale, basata sulla rivoluzione digitale (La quarta rivoluzione industriale, Franco Angeli, Milano, 2016). Essa è caratterizzata dalla presenza ovunque di internet, da sensori sempre più piccoli e più potenti, dall’intelligenza artificiale e dal machine learning. Essa avrà un impatto sull’economia, sull’occupazione, sulla natura del lavoro, le aspettative dei consumatori, sui governi, la sicurezza, il governo dell’informazione, la sanità, il clima, le ineguaglianze sociali, l’identità, la moralità e la comunità. Oggigiorno gli esperti non parlano più di “cambiamenti” ma di “rottura”. Questo ampio cambiamento sta già avvenendo e continuerà anche se noi lo ignoriamo. Schwab ci invita ad affrontarlo in maniera sensata mobilitando “le saggezze collettive dei nostri pensieri, dei nostri cuori e delle nostre anime”. Con la sua vasta esperienza, realismo e ottimismo, Schwab propone di risvegliare tre tipi di “intelligenza” per rispondere a questo cambiamento:

  1. Un’intelligenza contestuale. Questa corrisponde alla mente. Abbiamo bisogno di sviluppare la nostra capacità e volontà di capire i contesti dei trend emergenti e di trovare connessioni. Abbiamo bisogno di uscire dai rigidi schemi mentali e dalle visioni prefissate sul futuro. Imparando da varie componenti del contesto, sviluppando un’agilità intellettuale e sociale che ha bisogno di integrare diversi interessi e opinioni.
  2. Un’intelligenza emozionale. Questo corrisponde al cuore. La mente e il cuore devono incontrarsi e non lottare l’uno con l’altro. L’intelligenza emozionale coinvolge l’autocoscienza, l’autodisciplina, la motivazione, l’empatia e le capacità per i rapporti personali.
  3. Un’intelligenza ispirata. Questa corrisponde all’anima. L’ispirazione riguarda la costante ricerca del significato e dello scopo. Noi aiutiamo l’umanità a condividere la coscienza morale e un destino condiviso. L’anima dovrebbe ispirare fiducia, in maniera che vengano raggiunti obiettivi comuni e non solo individuali.


La visione di Schwab sull’integrazione di mente, cuore e anima per promuovere il bene comune nel momento in cui dobbiamo far fronte al cambiamento o alla rottura ha un richiamo universale e riecheggia una prospettiva asiatica. Essa è fondata su un’affermazione delle Scritture “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.

Il cambiamento nella Chiesa
Il cambiamento riguarda anche la Chiesa. Il termine preferito usato nella Chiesa cattolica quando parliamo di cambiamento è “rinnovamento” (renovatio). Non è un cambio solo per la ricerca di produrre qualcosa che prima non esisteva. Nemmeno è un cambiamento a livello superficiale o di carattere cosmetico. Il rinnovamento deriva da un’iniziativa di Dio. Per compiere il piano di Dio e grazie al potere dello Spirito Santo, Gesù genera una nuova umanità, un nuovo cielo e una nuova terra. Il dono della vita rinnovata in Dio è già presente e all’opera nel mondo ma attende la sua pienezza in una speranza attiva. La Chiesa è il segno e lo strumento o il sacramento della nuova umanità in Gesù Cristo che è nostro capo. Sebbene la Chiesa sia Santa perché Gesù è il suo Capo e lo Spirito Santo la anima, i suoi membri sono peccatori che hanno il bisogno costante di purificarsi, convertirsi, cambiare. Esistono molti modi di vedere il cambiamento o il rinnovamento che dovrebbe avvenire nella Chiesa. Uno afferma che il rinnovamento avviene se la Chiesa riafferma la sua immutabile tradizione e autorità. Un secondo modo di vedere crede che il rinnovamento avverrà tramite un’organizzazione efficiente. Un terzo modo vuole la Chiesa coinvolta nelle varie culture del mondo da considerarsi come sorgenti di rinnovamento. Un quarto modo di vedere vuole che la Chiesa ritorni alla sua forma primitiva, quella del Nuovo Testamento. Un quinto modo chiede lo sviluppo del potenziale umano dei membri della Chiesa. Un sesto modo pone il rinnovamento nell’impegno missionario con i conseguenti cambiamenti di ambito umano. Tutti questi modi di vedere contengono elementi di verità, di forza e di debolezza. Per l’Asia il sesto modo sembra il più appropriato: la Chiesa è rinnovata nella sua identità quando testimonia il Regno di Dio nel dialogo con le culture, con le religioni e con i poveri del mondo. Quando è un piccolo gregge tra le grandi religioni e le tradizioni religiose e tra un popolo giovane e povero, la Chiesa cerca il cambiamento e il rinnovamento che Gesù offre. Noi usiamo alcune immagini piuttosto che semplici ragionamenti per illustrare una Chiesa che fa fronte al cambiamento o al rinnovamento voluto da Gesù.

La porta di una casa.
La porta unisce il fuori con il dentro. Ma allo stesso modo è il punto di distanza tra il fuori e il dentro. Una Chiesa rinnovata prende sul serio la sua porta. Attraverso la porta la Grazia della fede cristiana, del culto e del servizio si diffonde nel mondo. Ma Attraverso la porta il mistero della presenza dello Spirito nel mondo viene portato nella Chiesa specialmente dai fedeli. Noi raccontiamo la storia di Gesù al mondo con le nostre narrazioni mentre ascoltiamo le storie del mondo con la porta compassionevole del cuore di Gesù. Una signora che lavora per la Caritas in Libano, impegnata con i migranti detenuti illegalmente, mi ha raccontato un’esperienza avuta quando è andata in Siria per una conferenza. Ha preso un taxi. Prima di arrivare a destinazione ha chiesto al tassista quanto avrebbe dovuto pagare. Il conducente le ha risposto che non doveva farlo. Lei ha replicato dicendo che aveva denaro. Ma il guidatore le ha risposto: “Io non prendo soldi dalla Caritas”. Sorpresa, la signora gli ha chiesto come avesse capito che lei era della Caritas. Il tassista rispose: “Tre anni fa venni imprigionato in Libano in quanto immigrato illegale. Fu lì che ti ho visto. Una notte ero ammalato ma le guardie si rifiutarono di darmi delle medicine. In quel momento sei passata tu. Ti ho chiesto una medicina e tu me l’hai data. Quella notte dormii bene. Ti ho sempre pensata così”. Per tre anni il volto di quella donna della Caritas rimase impresso nella memoria di quell’uomo. La Chiesa è cambiata o rinnovata quando il Vangelo e le grida del mondo si incontrano alla sua porta.

Sedersi a tavola.
Gli asiatici amano mangiare. Mangiare non è solo una questione di cibo, ma è riunirsi in una comunità, in una famiglia. La tavola è completa quando c’è cibo e storie umane che nutrono l’amicizia e la solidarietà. Una Chiesa rinnovata in Asia può essere paragonata a una grande tavola che ha posto per tutti. È una tavola dove i beni e le risorse della terra devono essere condivisi specialmente con i poveri. È una tavola dove la gente che non ha niente da mangiare e non ha nessuno con cui mangiare può sedersi con dignità. Intorno alla tavola la Chiesa è cambiata e rinnovata dallo spirito di reciproca accettazione, partecipazione, interdipendenza e corresponsabilità. Ognuno ha qualcosa da dare e qualcosa da ricevere (EG 186-216). Un giorno con la macchina di un amico siamo andati a visitare un luogo nella zona di Metro-Manila. Lungo la strada il semaforo diventato rosso ci ha costretti a fermarci. Immediatamente sono sbucati, infilandosi tra le vetture, i venditori ambulanti di fiori, biscotti, caramelle. Il nostro autista ha detto ai venditori ambulanti che noi non avevamo nulla da comprare. Così sono passati ai veicoli dietro di noi. Improvvisamente uno di loro, che vendeva biscotti, tornò correndo verso la nostra auto mentre mi chiamava “Cardinale! Cardinale!”. L’autista e il mio amico, rispettosamente, dissero che non avevamo nulla da comprare. Ma il venditore continuava a chiamarmi mostrandomi i suoi biscotti. Senza l’autorizzazione del mio amico, padrone dell’auto, abbassai il vetro del finestrino e salutai l’uomo. Il nostro autista gentilmente ha ripetuto che noi non avevamo nulla da comprare. E il venditore disse: “Non li vendo. Voglio offrirli al Cardinale come dono”, questo povero che aveva bisogno di ogni singolo centesimo per vivere era disposto a rinunciare al suo profitto per poter offrire al suo vescovo il suo semplice dono. Una nuova Chiesa è esplosa davanti ai miei occhi, mostrandomi il potere dei feriti, degli ultimi nell’offrire la buona novella di comunione e inclusione.

Costruiamo una nuova vita.
Diverse culture dell’Asia hanno una lunga tradizione che riguarda il vegliare e il seppellire i morti. Il tempo prolungato usato per il procedimento del lutto ci aiuta a dire “arrivederci” in maniera lenta e a far fronte di nuovo alla vita. Il lutto ci aiuta a staccarci da qualcuno così che la vita possa riprendere la sua strada. Il meglio del passato viene portato nel presente e nel futuro. La Chiesa vive tramite la Tradizione, dal Vangelo. Il Vangelo è eterno perché Cristo è eterno. Ma Cristo è la sorgente della novità (EG 11). Il Vangelo non è un museo del passato ma la vita che sostiene la Chiesa in ogni momento storico, in ogni luogo o cultura. Stare fermi su forme sociologiche o culturali di un altro tempo e di un altro luogo come se fossero uguali al Vangelo eterno potrebbe essere una scelta che indebolisce piuttosto che rinnovare la Chiesa. Con il Vangelo e lo Spirito Santo come nostre guide, lasciamo coraggiosamente da parte idee e progetti che spesso confondiamo con il Vangelo e diventiamo aperti alle sorprese, alla poesia e alle storie che Dio ha in serbo per la Chiesa (EG22).

Ancora una storia. In un campo estivo per i giovani ho dato una conferenza di 30 minuti sul trovare il proprio scopo nella vita e poi li ho invitati a fare delle domande. La prima domanda viene da una giovane ragazza: “Vescovo canterebbe per noi?”. Ho risposto subito: “Fai delle domande sensate e poi canterò per te”. Molte domande seguirono, poi un giovane ragazzo chiese: “Vuoi adesso cantare per noi?”. Li ho invitati a cantare una canzone popolare con me. Dopo il canto sono venuti a chiedere una benedizione, per toccarmi, per chiedere una foto, un autografo sui loro libri e sulle loro magliette. Quell’evento è stato un mistero per me. Cosa stava succedendo? Mi sono comportato bene come vescovo? Un anno dopo è arrivata la risposta. In un simile campo estivo, un giovane mi si è avvicinato dicendo: “L’anno scorso tu hai firmato la mia maglietta. Da allora non l’ho più lavata. Ogni notte la piego e la pongo sotto il mio cuscino. Non vedo mio padre ormai da molti anni. Con quella maglietta sotto il cuscino so di avere nella Chiesa una famiglia e in te un padre”. Il Vangelo eterno è annunciato nella forma di una maglietta firmata da un vescovo per un ragazzo desideroso di una famiglia e di un padre- un volto sorprendente ma genuino di una Chiesa rinnovata.

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